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Il costume maschile
Testi a cura di Gianluca Tarquinio  maggiori info autore
In quasi tutte le descrizioni di costumi tradizionali viene dato largo spazio a quello femminile forse perche, dal momento che le donne svolgono una vita prettamente casalinga, i viaggiatori o gli studiosi che in giro per 1'Italia realizzavano disegni o litografie o acquerelli dei costumi, trovavano in esse "modelle" da ritrarre con una certa facilita e con diverso tempo a disposizione. Il costume maschile di Pescasseroli vogliamo introdurlo attraverso il "Sacco della buona morte" in cui e possibile notare alcune reminiscenze di culti pagani. (10).
  
In questo "sacco", ma poteva anche essere una borsa o un semplice fagotto, si trovava un abito nuovo, o usato una sola volta magari per il giorno del matrimonio, oppure confezionato artigianalmente per tale momento. Questo vestito, che l'uomo avrebbe dovuto indossare da morto e che recava sempre con se quando doveva affrontare la transumanza, conteneva anche una corona da rosario, una Camisciola, cioè un nastro di cotone dello spessore di qualche centimetro e che serviva per legare i piedi al morto e che oggi e stato sostituito da un fazzoletto bianco, che serviva a legare la bocca del morto, da un biglietto recante le volontà ultraterrene del defunto.
  
Per quanto riguarda 1'abito da usare da "vivi", e che non ha subito grandi variazioni nel tempo, esso era costituito da pantaloni alla zuava con dei fiocchi legati ai lati in modo che il pantalone stesso rimanesse fermo sopra il ginocchio; da gambali ricamati fatti a maglia (la loro realizzazione era una delle attività principali delle donne dopo aver adempiuto alle faccende domestiche per passare il tempo nei lunghi, freddi e malinconici inverni); una giacca corta e aderente, di colore blu scuro o turchino ed un cappotto a ruota che completava il tutto. 
  
Era presente anche un cappello, mentre i pantaloni alla zuava furono sostituiti da quelli lunghi fino ai piedi. Le calzature erano del tutto differenti da quelle femminili. Molto robuste perche dovevano servire per piu anni, avevano le Centrell, e dei Puntarul. Le prime erano dei rafforzamenti di ferro sotto la scarpa in modo da non consumare la suola; le seconde, invece, erano dei chiodi con la testa molto grande che avevano lo stesso scopo.  Queste scarpe erano lavorate da alcuni artigiani del paese detti "Gl Ferrerell". 
  
  

Note
10 - Cfr. Pescasseroli, immagini d'altri tempi, a cura del GRITPO, L'Aquila, 1987. G. Tarquinio, Pescasseroli, lineamenti di storia delle origini dell'Unita d'Italia, L'Aquila, 1988. 
 
 
Testo tratto dal periodico Radar-Abruzzo
 
 
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