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Croce e l'affetto al luogo natio
Testi a cura di Michele Saltarelli
P. Costantini in "Rivista Abruzzese" (VI-3-7-1953) poneva la domanda: "Quanto di abruzzese vi e nell'abruzzese Croce?". Il Benedetti riflettendo sui lineamenti caratterologici presenti in Croce, riscontrava nel pastore abruzzese il "sigillo" più autentico della natura abruzzese, ha ravvisato in Croce la stessa impronta, il quale appunto per questa impronta, "era abruzzese e tale 6 rimasto per tutta la vita", anche il Paratore ravvede talune essenziali caratteristiche di Croce cioè "nel senso dei distinti, nella lucidità d'analisi dei particolari, nell'umorismo, nell'ironia inesauribile", "gli antecedenti piu tipicamente nostrani" cioè abruzzesi "nei quali il filosofo ha radicato la sua dottrina". 
  
Che Benedetto Croce amasse "di quanto in quanto revocare a voce" l'Abruzzo della propria infanzia lo testimonia la notevole biografia scritta da F. Nicolini. Lo stesso Croce nella casa d'Abruzzo ("Il Mondo" del 8 marzo 1966) scriveva che in certe speciali occasioni egli era solito invocare la sua terra d'origine "qualche volta a voce alta assai più spesso a voce bassa tra sè e sè". Croce ragionando intorno alla storia della cultura (Conversazioni Critiche) aveva ipotizzato il caso di uno storico locale, di una piccola città, o di un paesello, tutto legato "con affezione profonda...alle strade, alla piazza, alla chiesa, al campanile e a tutti gli edifici del loco natio". Egli trasferendosi e vivendo poi "a contatto con la grande vita scientifica e politica..." torno poi con la mente agli angusti fatti paesani ai quali un tempo era legato con tutta 1'anima. In Regionalismo precisava "amare nel modo più tenero la propria patria, la propria città, il proprio campanile, sentire la nostalgia di quel paesaggio, di quelle strade, di quelle case" e sentimento consapevole di libera creazione dello spirito. 
  
E' quella certa affezione al campanile, le compiaciute ricerche genealogiche, le affettuose biografie per le persone care! Tutto questo suo nostalgico e personale interessamento, aveva fatto in modo che il racconto snodandosi più secondo un filo di sentimenti che di pensieri, fa si che la monografia su Pescasseroli fu più un'opera di poesia che di storia. La monografia su Pescasseroli fu scritta "in maniera del tutto occasionale" quale tardivo omaggio al paese natio. Verso questa monografia il Croce ebbe particolare affetto. Tanto e vero che invio al suo amico filosofo Vossler una copia del manoscritto, che ne accusava ricevuta in questi termini:"ricevo adesso il tuo grazioso volumetto su Pescasseroli. Lo leggerò con attenzione". L'occasione che determino la stesura della monografia da tempo chiaramente inquadrata nella mente e nel cuore fu la visita che egli fece a Pescasseroli nel 1921. 
  
La monografia nasce in un periodo di particolare attività del paese, deciso a superare le angustie della sua attività pastorale, e tutto teso ad inserirsi mediante la difesa e la valorizzazione delle bellezze naturali, in quel moto di rinnovamento che si tradurrà nella creazione del P.N.A. La storia di Pescasseroli scritta tra il I922-29, era stata preceduta da tre visite al paese natale. La prima avvenne nel 1910, ed in questa occasione si rivela dai "Taccuini di Lavoro" che egli sente intimamente di dovere una spiegazione agli "amici di Pescasseroli". perché si era deciso a ritornare nel paese natale "dopo aver percorso gran parte della sua vita" e la ragione era tutta intima "in fondo al suo animo". 
  
In questa condizione di spirito la sera del 10 agosto del 1910 dal Palazzo Sipari pronunzio il discorso "agli amici di Pescasseroli". In questa occasione, per la gioia della ricomposta unione sentimentale con i cittadini, Croce invi6 a Pescasseroli in dono il manoscritto della "Logica". Con ciò egli volle legare al paese natio l'opera che più gli era costata fatica! Ma aveva anche voluto ricordare agli "amici di Pescasseroli" che l'attività propria è quella di discutere l'intima essenza del pensare al fine di conoscere intimamente gli uomini, e non "maneggiarli", compito questo dei pratici e dei politici. 
  
Il discorso "agli amici di Pescasseroli" chiude con un categorico "non sei napoletano, tu sei abruzzese" che 6 pura espressione del mondo degli affetti che "portava sempre nel cuore il suo paese e la sua gente". L'affetto al luogo natio l'accompagnò sempre, tanto che nell'"estratto dei diari alla data del 31 dicembre 1944"... procedendo alla revisione della monografia su Montenerodomo e Pescasseroli il filosofo scriveva:"...il primo (Montenerodomo) entrava subito nel teatro della guerra che si combattè in Abruzzo e stato distrutto, il secondo (Pescasseroli) sta a rischio di entrarvi fra poco". 
 
 Testo tratto dal periodico Radar-Abruzzo
 

 
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