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L'economia
Testi a cura del Prof. Gianluca Tarquinio  maggiori info autore
La principale attività economica dei pescasserolesi, relativa al periodo preso in considerazione in questo studio, fu quella della pastorizia la quale si è mantenuta transumante anche quando, con l'abolizione dei tratturi, negli altri paesi divenne stazionaria (1). La scelta di questo tipo di attività, praticata parallelamente all'agricoltura, deve ricercarsi fin dai tempi delle tribù safine (cap. 1) le quali risalivano dall'area del Fucino sia in ricerca di pascoli che di cacciagione.
 
in seguito alle direttrici del governo aragonese, che nel 1447 istituì il Regio Tratturo, il pescasserolese fu obbligato ad organizzare questa attività anche a discapito della propria vita familiare. Un altro motivo deve ricercarsi nell'eccessivo frazionamento della proprietà fondiaria; inoltre, il terreno dell'Alto Sangro presenta solo poche aree coltivabili la quale, ripartita in piccole proprietà, sarebbe bastata a soddisfare una sola piccola parte degli abitanti. Da Pescasseroli aveva inizio il Terzo tratturo (Pescasseroli- Candela), distinto col n.7 e che la tradizione vuole far partire dal ponte di S. Venere (2).
  
La pastorizia transumante coinvolse moltissime persone, di tutte le età e a tal proposito abbiamo scelto alcuni versi del pastore/poeta Cesidio Gentile, detto Jurico, anch'esso avviato in giovane età a tale attività:
Mio padre di nov'anni 
mi díè l'uncino in
mano; 
mi disse piano, piano
- camminate! (3)
  
Tra le varie categorie in cui si dividevano gli incarichi nella pastorizia transumante, quella dei massaro era la più redditizia. inoltre essa si divideva in quella da campo (che aveva le proprietà in Puglia) e in quella di pecore (che svolgeva la semplice attività pastorale tradizionale) (4). Tutta questa attività veniva svolta con degli abiti particolari che ancora. oggi sono possibili vedere in qualche vecchio pastore. Anche le donne, prima di indossare il vestito nero ancora adottato da qualche anziana del paese, ne avevano uno ricco dì colori (4a). Dal catasto onciario del 1754 apprendiamo che quella classe che abbiamo definito borghese era rappresentata principalmente da massari, e tra questi emergevano le famiglie Pandolfi, Bellotto, Scaccia, Lanzellotti, Trella, Visci, Sipari e Gentile (5).
  
Questa classe borghese, però, trovò nelle Confraternite laicali una forte concorrenza, alla ricchezza derivante dalla pastorizia transumante e non.
il costante progresso dell'industria armentizia pose le basi per una fioridezza economica (ma solo per i ricchi, mentre i povori restavano tali) in molti villaggi dell'Alto Sangro. il nuovo indirizzo economico del Tavoliere (coltivazioni), portò al tracollo tutta l'economia abruzzese (6). Nel 1797-1805 il Giustiniani così scriveva sull'econornia di Pescasseroli: '... gli abitanti, per la maggior parte sono dedichi alla pastorizia avendo detta terra degli estesi e buoni pascoli ... ' (7).
  
Altra attività economica, ma poco redditizia e poco curata, fu quella dell'agricoltura. Questa non rendeva a causa dei terreno roccioso che non permetteva di realizzare buoni raccolti. i terremoti, le inondazioni causate da frequenti temporali, le numerose carestie ed epidemie, le abbondanti nevicate, oltre che a causare morti, erano anche da freno a questa forma economica (8). La coltivazione preferita era quella del grano, ma come già detto, l'agricoltura non ebbe mai, in Pescasseroli ed, i paesi limitrofi, un grande sviluppo. Da un'altra monografia, questa volta del Borrone, apprendiamo che '... íl suo terreno, sebbene non sia molto fertile, abbonda di ottimi pascoli, di cacciagione e di alberi per vari lavori... , (9). Lo Sfruttamento delle risorse boschive, che vide le prime leggi stabilite nel XV-XVII secolo, era, ed è, quello che da il maggiore introito al Comune di Pescasserolí (vedi anche nota 12, paragrafo Il cap. VI).
  
Per questo tipo di sfruttamento il Comune di questo paese è sempre in continua, ma pacifica, lotta con quelli limitrofi ed in particolare con quelli di Scanno e S. Donato Val di Comino (10). La vita lavorativa dei pescasserolesi era segnata dal rintocco delle campane della chiesa parrocchiale, il cui suono era udibile anche fuori del paese grazie ad una felice disposizione di esse.
L'attività artigianale era quasi sempre legata a quella armentizia.
Sia a Pescasseroli che ad Opi, mentre si assisteva al crollo delle istituzioni feudali, assumeva importanza l'attività commerciale-artígianale.
In questi due paesi nacquero delle piccole industrie della lavorazione del legno, la cui produzione consisteva in agorai, madie, filatoi, forchettoni, fusi e giocattoli, (11).
 
In Pescasseroli, ìnoltre, tra i piccoli artigiani, figuravano un arcaro o falegname, un ciabattino ed un ferraro. Alcuni artigiani, durante la transumanza, seguivano i pastori in Puglia dove esercitavano normalmente la loro professione. La storia più recente dell'economia di Pescasserolì, oltre al cambiamento filosofico del modo di vivere della popolazione, è legata alla definitiva decadenza della pastorizia, al terremoto del 1915, alla nascita del Parco Nazionale d'Abruzzo ed al conseguente boom turistico (1950/60).
Meritano uno studio più approfondito, oltre a quanto citato, anche il fenomeno dell'emigrazione all'estero ed in altre regioni italiane, oltre che quello verso l'Agro Pontino durante la sua bonifica (1931/39), (12). Altre notizie sull'economia pescasserololese possono trovarsi nel lavoro di A. Saltarelli (13).
  
  

Note
(1) A. Melchiorre: op. cit. pag. 3 più nota 8.
 
(2) E. Gabba - M. Pasquinucci: Strutture agrarie op. cit. pagg. 170/181. Vedi anche U. D'Andrea: op. cit. pagg. 1431144 più H documento III di seguito allegato. Circa l'inizio dei tratturo da Pescasseroli, la tradizione orale vuole che esso partiva dal ponte di S. venere (anche Croce a pag. 19 dell'op.
cit.). Ma per lo scrivente, confortato anche da una attenta lettura dei doc. III è dal ritrovamento di un titolo all'altezza di vallechiara; esso doveva aver inizio dalla piana di Campomizzo.
 
(3) B. Croce: op. cit. pag. 60.
 
(4) A. Melchiorre: op. cit. pag. 4/5.
 
(4a) Nel 1846 tre contadine partirono per Ischìa dove dovevano fare una cura termale. Giunte a Napoli furono fatte segno, per il costume che portavano, ad una curiosità così indiscreta che in tutta fretta si recarono a Procida dove cambiarono i loro vivaci vestiti con quelli severi delle donne dell'isola. Al ritorno a Pescasseroli i nuovi costumi piacquero tanto che furono da tutte le donne adottati da M. Rosati: Guida al Parco Nazionale d Abruzzo .... A cura della A.A.S.T. di Pescasseroli. Vedi anche G. De Matteo 'Per la Marsica aFescasserolí', Roma 1983 pagg. 93/94. 
 
(5) B. Croce; op. cit. pag. 35.
 
(6) L. Giustiniani: DL7ionario storíco-geogrgflco-fisiico delRegno diNapoli, Napoli 1797/1805, 13 voli. voce Pescasseroli.
 
(7) U. D'Andrea: op. cit. pag. 100.
 
(8) Sui danni arrecati dai temporali vedi E. Sipari: Progetto per la realizzazione di un bacino artificiale nella conca di Opi e Pescasseroli. Inoltre, a causa della carestia del 164 7/48, H raccolto fu talmente misero che i prodotti agricoli, salirono a prezzi esagerati; il grano raggiunse trenta carlini la coppa in: Cooperativa S. Leonardo di Luco dei Marsi: Relazione storica su Pescasseroli, cap. 7, pag. 30.. Comune di S. Donato Vai di Camino, 1926; b) Per il Comune di Pescasseroli contro il Comune di Scanno, L'Aquila 1894.
 
(11) Cooperativa S. Leonardo: op. cit. cap. 10, pag. 44.
 
(12) Notizie sull'emigrazione pescasserolese possono leggersi in B. Croce, op. cit. pagg. 53156.
 
(13) A. Saltarelli: Pescasseroli, storia antica e moderna della sua gente, Rorna, 1987.
 
Testi tratti da Pescasseroli lineamenti di storia dall'origini all'Unità d'Italia
 
 
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