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Il centro storico
Testi a cura del Prof. Gianluca Tarquinio  maggiori info autore
L'evoluzione
Abbiamo visto, nei capitoli 2 e 4, che in seguito alle invasioni barbariche, gli abitanti dei piccoli agglomerati di Pescocosta, Casale di S. Elia e Campomizzo (1), si rifugiarono in luoghi più sicuri. I coloni vicino la chiesetta di S. Paolo, in un primo tempo, si rifugiarono nel luogo ove, in seguito, sorgerà il castello di Pescasseroli, (2), ma, data la difficoltà di arrivare ai campi coltivabili, essi scesero più a valle situandosi nelle vicinanze della fonte di Malafede in quella zona, ancora oggi chiamata 'Capo croce', (3). La scelta non fu casuale.
oltre che per le necessità già citate, il posto fu scelto perchè si trovava in un'area protetta, sotto il castello, distante dalla strada ed in una posizione ancora elevata rispetto al piano del fiume.
 
L'allargamento verso la valle dovette verificarsi creando piccolissimi agglomerati generati da vari nuclei familiari; col passar dei secoli e col graduale abbandono del castello, il novello paese si estenderà ancor più verso il fiume e la chiesa, (4). Nel XVIII secolo erano pienamente funzionanti, oltre a quella parrocchiale, le chiese di S. Antonio, di S. Maria degli Angeli, mentre quella di S. Rocco era già in via di completo abbandono, (5). L'ubicazione di queste ire chiese ricalcherà fedelmente l'aspetto urbanistico del paese.
La chiesa di S. Maria degli Angeli, col vicino palazzo baronale, determineranno, la nascita dei rioni della Piazza e del Fiume, mentre nelle vicinanze di S. Antonio nascerà il Borghetto, (6). Il rione dei Lotti fu costruito agli inizi del secolo XIX, mentre quello delle Casette dopo il terremoto del 1915.
Questi due rioni rappresenteranno l'ultimo sviluppo urbanistico di Pescasseroli, mentre attualmente esso, oltre ad allargarsi in una maggiore area, è indirizzata verso l'Autostello, (7).
 
Note
(1) Famiglie col cognome 'Da Campomizzo' si trovavano, nel 1544, a Cerchio dei Marsi: A. Di Pietro, op. cit. pag. 55, nota 1
(2) L'esistenza dei borgo delpiano', forse per distinguerlo da un borgo alto', con piazza pubblica in esso, è citata in un documento raccolto dall'Antinori. (Vedi le monografte riportate in appendice).
(3) La tradizione di Pescasseroti ha sempre voluto che l'abitato si aggrappassse alla montagna proprio nella zona di Malafede.
(4) Una ricerca in questa direzione chiarirebbe meglio t'evoluzione del paese.
(5) La chiesa di S. Rocco, oggi completamente scomparsa, si trovava all'entrata del paese. Le altre chiese sono state trasformate, nell'ordine citato, in Municipio e cinema, vedi anche il capitolo Vi.
(6) il rione dei Borghetto era, e lo si vede ancora oggi, un borgo fortificato perchè si trovava verso 9 lato più scoperto dei paese.
il Colle, Costa grega, la Costa, S. Antonio in Archivio parrocchiale: registri vari.


 

L'interno
Il tipo di architettura delle abitazioni del paese, che i tecnici chiamano 'Spontanea', e che si sviluppa intorno ai vari rioni, riflette l'ambiente, l'economia e le tradizioni di Pescasseroli, e degli altri paesi dell'Appennino.(8).
Di tradizione ad economia prevalentemente pastorale, possiamo ancora vedere degli esempi di convivenza dell'uomo con gli animali e i raccolti dei campi. La casa si presenta divisa in due piani. Tra le abitazioni si distinguevano quelle dei ricchi, per l'eleganza, da quelle dei poveri, per la semplicità. Quest'ultimi si divideranno in tre categorie: quelle degli agricoltori (meno povere); dei pastori (povere); e dei nullatenenti (miserissime).
 
Al piano terra c'è il fondaco dove in genere si rimettevano gli animali o la derrate (9), a quello superiore c'era l'abitazione alla quale si accedeva attraverso una scalinata esterna che terminava con un piccolo pianerottolo detto poggio ', (9a). Questi poggi avevano lo scopo d'impedire che, in caso di grandi nevicate, non si rimanesse bloccati all'interno delle abitazioni oppure di non potervi entrare, ed a mantenere inalterato lo spazio interno. Oltre ad una scalinata esterna, esistono delle abitazioni con una scalinata interna, anche in questo caso la realizzazione delle scale ha tenuto presente il non interessamento dei fondaco e della parte utilizzabile per l'uso abitativo.
Le famiglie arricchitesi, principalmente, con la pastorizia, abbellirono le proprie abitazioni, in particolar modo nel '500 i cui segni sono ancora visibili in qualche palazzetto del paese.
 
La copertura dei tetti è affidata alle scandole', cioè delle tavole di legno intersecate tra loro e bloccate, lungo le estremità, da pericolose e grandi pietre. La delibera comunale circa l'abolizione totale e definitiva dei letti a favore delle tegole è del 1958. Come per il castello, anche per costruire le case era stata usata la pietra della montagna, insieme ai ciottoli del fiume rappresentati, entrambi, il materiale di minor costo. In seguito si usarono la 'pietra reniccia' e quella 'Gentile', (10). Nel 1870, il sindaco di Pescasseroli Francesco Sipari, fece usare proprio dei ciottoli del fiume per la pavimentazione di alcune strade del paese perché lo riteneva 'più bello', e per lo stesso motivo, e perché Ingombravano le strade principali fece sciogliere moltissime scalinate esterne ed i relativi poggi, (11). Oggi l'interno dei paese si presenta con molte piccole piazzette ed una miriade di viuzze e scalinate che mettono in collegamento i vari doni, articolandosi per tutto l'abitato (1 la).

Note
(8) L Appennino abruzzese e la Marsica, in viaggio in Italia a cura del Gruppo Editoriale Fabbri, anno 1984, pag. 29.
(9) Attualmente la maggior parte di questi fondaci sono stati trasformati in negozi di vari articoli, testimonianza, questa, del passaggio economico da una realtà pastorale ad una commercialistica.
(9a) i ballatoi di questi poggi avevano anche una struttura elegante ed erano quasi tutti coperti da una tettoia di scandole.

 
 

La cinta muraria

Accenni ad una cinta muraria a Pescasseroli li abbiamo dal Croce.
Egli dice che dopo il terremoto dei 1915 alcuni resti di questa cinta vennero alla luce e che, ancor prima dei 1922, era possibile vederli nella parte vecchia del paese. Sempre il Croce dice che nei Capitolì o negli Statuti del XV secolo, a proposito dì Pescasseroli, si legge che: '... dstuctus murorum dieti castri. . '.
Il geografo del Regno di Napoli, Edrisi, dice che Pescasseroli è un 'villaggío somigliante a città', (12).
 
Personalmente riteniamo che egli si riferisse al castello dal momento che nel XII secolo, periodo in cui scriveva l'Edrisi, l'abitato si trovava ancora al Capo croce e senza mura, cosa che aveva, invece, il castello. In una riproduzione disegnata dalla Vergìne Incoronata di Pescasseroli, si vedono entrambi i nuclei del paese, ma soltanto quello del castello è recintato, (13). Altri indizi per l'identificazione di una cinta muraria si potrebbero ricavare dai registri dell'Archivio parrocchiale dove si legge di un 'portone seu Madonna del Carmine'. (14).
  

Note
(10) La prima veniva estratta dalla cava di Fonte Fracassi, la seconda dal Monte Gentile lungo la strada che porta a Bìsegna.
(11) Le scalinate esterne furono tolte quasi completamente; altre, invece, vennero inglobate nell'abitazione attraverso una seconda muratura già nella seconda metà dell'800. 1 poggi servivano in particolare durante il maltempo anche per comunicare con i vicini senza uscire di casa.
(11 a) Altre importanti notizie sul centro storico di Pescasseroli possono leggersi nell'Album fotografico 'Immagini d'altri tempi realizzato dal GRITPC. 
(12) B. Croce, op. cit., L'Aquila, 1987, pagg. 17118 
(13) Vedi riproduzione del disegno allegata in questo libro.
(14) B :croce, op. cit. pagg. 17/18.
 
 
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