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Il Castello, la storia
Testi a cura del Prof. Gianluca Tarquinio  maggiori info autore
Per parlare della storia di questo castello, purtroppo, non possiamo servirci di documenti precìsi riguardanti tale fortilizio, ma possiamo, invece, tracciarne una analizzando gli avvenimenti storici che hanno vissuto le zone dell'Alto Sangro. L'evento principale dei secoli prima del Mille, fu l'invasione dei Saraceni, prima, e degli Ungari, poi. Dall'800, l'Italia Meridionale fu invasa, con più frequenza, dai Saraceni i quali distruggevano e depredavano tutto ciò che incontravano sulla loro strada.
 
Nell'881 saccheggiarono il monastero di S.Vincenzo ai Volturno e da li si spinsero fino a quello dì S.Maria di Apínianici vicino Pescina, (1), mentre nel secolo X si ha notìzia di una loro scorreria a Gioia deì Marsi, (2). Anche se mancano documenti precisi, sicuramente essi attraversarono l'Alto Sangro in entrambe le occasioni passando in quelle terre ove esistevano già dei nuclei abitatìvi (vedi cap. 2). Gli obiettivi preferiti dai Saraceni erano le chiese ed i monasteri dal momento che in quei tempi erano molto ricchi.
  
Nell'Alto Sangro, ricco e fiorente, era il monastero di S.Angelo di Barreggio.
E' fuorì dubbio che nel periodo compreso tra il 900 e il 1100, in virtù delle invasioni barbáriche siano iniziate le costruzioni dei primi luoghi fortificati i quali, all'inízio, erano delle semplici recinzioni degli agglomerati, ma in seguito, con l'affermarsi delle prime Signorie, divennero dei veri e propri castelli.
Sicuramente è in questo periodo che si venne a costruire anche il castello di Pescasseroli. A questo riguardo, il Di Pietro ipotizza tale costruzione ancor prima, infatti egli dice: '... se si considera posatalmente quel fabbricato, esso non oltrepassa l'epoca dei Longobardi ... ' (3).
  
I feudatari di Pescasseroli, nel XII secolo, erano i Borrello. il paese rappresentava, nei possedimenti di questa famiglia, la punta avanzata verso la contea dei Marsi ed era luogo di confine anche con quella di Valva, (4).
scomparso il pericolo delle invasioni di Saraceni e degli Ungari, per i Borrello si presentò una più grave minaccia per i loro territori: l'invasione dei Normanni. 1
Questo popolo, dopo aver consolidato il loro potere sulla Puglia, nel 1042 occupo la chiesa di S.Andrea appartenente a Montecassino. L'Abate Richiero chiamò in aiuto i Borrello, ed i Normanni furono scacciati. Nel 1042 furono i Borrello che invasero il monastero di S.Vincenzo al Volturno ed i Normanni, chiamati dai monaci, si recarono in loro aiuto.
 
Si sottolineò cosi la rivalità tra queste due potenze. nel 1503 i Normanni occuparono benevento, che era territorio della Chiesa ed il papa Leone IX, per scacciarli ricorse ai Beorello ed ai conti di Valva, (5). Il paese di Pescasseroli, oltre ad essere un feudo del Borrello, aveva anche una popolazione molto cattolica, infatti essa adorava due statuine lignee entrambe raffiguranti una Vergine nera che si trovano, tutt'oggi, nella chiesa parrocchiale ed in quella di monte Tranquillo. E' chiaro, quindi, che Pescasseroli era contrario alle imprese dei Normanni, contro i possedimenti della Chiesa, come i Borrello non erano per la sovranità che quel popolo, dopo averla affermata in Puglia, andava affermandola in molte regioni del Meridione.
  
Nel 1140, Ruggero li, non contento dei suoi domini, ingrandirà, attraverso i suoi due figli Anfuso e Ruggero, la contea fino a Sora e Ceparano, mentre nel 1143, essi occuparono tutta la provincia dei Marsi, (6). Quindi, qualche tempo prima, dovettero aver distrutto almeno il castello di Pescasseroli, per non lasciarsi alle spalle un fortilizio contrario alle loro imprese. Cosi esso, e forse anche il paese, provò la sua prima distruzione. 
  
La ricostruzione e l'ampliamento del castello si devono senza dubbio ai feudatari successivi per giungere fino ai D'Avalos i quali, sicuramente ligi alle nuove direttrici economiche degli aragonesi (nel 1447 Ferdinando d'Aragona istituii la Dogana delle Pecore' imponendo tutti i proprietari di oltre venti pecore ad intraprendere la via della Puglia in inverno) che imposero una nuova economia fino ad allora praticata in maniera disordinata: la pastorizia (6a). Infatti, l'ultima cinta muraria del castello, presenta le tipiche torri dei fortilizi aragonesi. Col passare dei secoli esso fu abbandonato anche in virtù dei terremoti e, perchè finite le minacce di guerra e di scorrerie di barbari, i feudatari preferivano vivere in comodi palazzi all'interno del paese.
 
 

Note
(1) T.Brogi: La Marsica antica e medioevale, rist. Polla, voi. 1 pag. 108
 
(2) E.Agostinone: op. cit. pag. 18.
 
(3) A.Di Pietro: op. cit. pag. 292. Vedi anche il cap.2.
 
(4) Circa questi confini la situazione è sempre stata confusa; ad esempio ' nel precetto fatto dall'imperatore ottone 1, (996), è assegnato al ducato di Spoleto il monastero di S. Angelo di Barreggio . .....e ciò conferma che la valle superiore dei Sangro apparteneva al comitato valvense. Pescasseroli, però, e campomizzo erano terre marsicane (e opi aggiungiamo noi) in N.F.Faraglia: op.cit. pagg. 193194.
 
(5) Colarossi-Mancini, op.cit.pag. 60.
 
(6) Idiem pag. 61
 
(6a) Per questa questione vedi anche R. Colapietra, L'istituzione della Dogana di Foggia e le strutture appenniniche adriatiche delRegno diNapoli nel Quattrocento, estratto da «Clio», Riv. Trim. di studi storici, Anno XXI, n. 4, ottobre-dicembre 1985.
 
Testi tratti da Pescasseroli lineamenti di storia dall'origini all'Unità d'Italia
 
 
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