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Le origini del paese
Testi a cura del Prof. Gianluca Tarquinio  maggiori info autore
A favorire la nascita o lo sviluppo dei piccoli centri, soprattutto di montagna, sono intervenuti due fattori: le invasioni barbariche dei secoli V e VI, particolarmente quella dei longobardi e l'azione successiva dei feudi monastici (VIII-XI secolo). Dopo il Mille tutti i paesi di montagna avevano acquisito una loro fisionomia, che si è evoluta col passare dei secoli, per alcuni, mentre per altri l'evoluzione sì è troncata (1). La prima fase delle attività monastiche, che si irradiava principalmente da Montecassino, fu dispersa dai Longobardi che istituirono due Ducati: Benevento e Spoleto, la cui linea di confine era rappresentata dall'Alta valle del Sangro e dall'Altopiano delle Cinquemiglia (2).
Quando questa stirpe barbara passò al cristianesimo (sotto Agilulfo, 591-616), l'attività dei monaci divenne più intensa: fondarono e popolarono, oltre ad arricchire, nuovi monasteri a cui venivano incorporate le chiese, i cenobi e le celle, sparse un po' d'ovunque nelle campagne e già, alcune di loro preesistenti alla forte espansione monastica (3).
  
Attraverso le vie di accesso all'Alta Valle del Sangro (4), a cui vanno aggiunti i sentieri di transumanza, giunsero in questa zona quei monaci benedettini dedichi al disboscamento, alla coltivazione ed alla erezione di piccole chiese rurali e grandi monasteri come quello di,S.Angelo di Barreggio i cui resti si vedono ancorati presso l'attuale cimitero di Villetta Barrea, (5). Inoltre lungo le vie più difficili ed i valichi di montagna, favorirono la nascita di ospizi per consentire ai viandanti di rifugiarvisi in caso di pericolo o di maltempo.
Questi monaci, dipendenti dai loro grandi monasteri (Montecassino, Farfa, S.Vincenzo al Volturno, Subiaco, Casauria,...) avevano pressochè vasti possedimenti anche nella Marsica e nell'Alto Sangro. Questo fatto potrebbe giustificare una presenza di monaci farfensi nell'Alto Sangro anche ad immedito contatto con una prepositura cassinense quale il M.ro di S. Angelo di Barreggio sopra citato. infatti, nella Chronaca di questo monastero farfense, apprendiamo che una 'curtem Serulae' apparteneva a loro (anno 820) e che gli stessi ebbero conferma dal pontefice Gregorio VI di una ' terram quam tenet et filii Berardí Martelli ad Sanctum Paulum in serule cum totam sua pertinentiam ...' (anno 1045/46), (6).
  
In entrambi i documenti mancano riferimenti geografici, ma la somiglianza del feudo di SAROLI e l'ecclesia di sancti Paulì in Pesculo serule è troppo evidente (7). Un altro fenomeno che contribuì alla nascita e consolidazione dei piccoli borghi fu l'emergere delle Signorie Laiche le quali, anche usurpandole, si fecero consegnare dai monaci quelle terre bonificate su cui crearono le loro contee.
in particolare le terre dell'Alto Sangro e dell'Altopiano delle Cinquemiglia furono quelle che sia i monaci che gli imperatori e Signori donavano più facilmente perchè situate in zone di confine e pertanto meno controllabili. Con l'istituzione del Ducato longobardo di Spoleto (anno 568), la Marsica, con Valva ed altri Gastaldi, fu inclusa in quella regione chiamata Marsia. Ugo di Provenza, eletto Imperatore nel 962, donò ufficialmente la Marsia a Berardo 1 e ad Attone 1 i quali, già nel 957, si erano divisi tale regione.
 
Col passar degli anni l'autonomia dei vari Gastaldi divenne più marcata e così troveremo gli eredi di Berardo I governare sulla Mrsica, mentre quelli di Attone I governano su Valva (8). Nell'Alta Valle del Sangro emerse, dai conti di Valva, la famiglia degli Anseri da cui nacquero i Borrello che in seguito diverranno di Sangro - 1 Borrello, già nel 1148 erano subfeudatari di Pescasseroli concesso loro da Simone di Sangro (9). In seguito alle grandi ondate di Barbari tra il IX e X secolo, in particolare dei Saraceni e degli Ungari che imperversarono anche per quete zone, si determinarono le condizioni per la creazione dei castrum (villaggi circondati da mura difensive), ed in seguito dei castelli i quali erano posti in luoghi alti e facilmente difensibili (10). 
  
Nel catalogo dei Baroni, pubblicato dalla jamison, possiamo leggere il Pesclum Seroli ed il Seroli, entrambi che davano due militi. Molto probabilmente 9 Pesclum era dove oggi è il Castello di Pescasseroli, mentre il Seroli è da identificarsi nella Curtem attorno alla chiesa di S. Paolo (11). Pertanto l'origine di Pescasseroli deve essere ricercata sia nel Pesclum che nella Curtem.
Col passare degli anni è cessato il pericolo delle invasioni saracene ed ungare, e gli abitanti del Pesclum iniziarono a discendere a valle (attraverso il declino che porta a 'Malafede') per riunirsi alla cella di S. Paolo ed allargandosi coli i loro nuclei familiari verso il fiume (12).
 
  

Note
(1) F.Sabatini: La regione degli altipiani maggiori d d'Abruzzo, Roccaraso e Pescocostanzo; a cura dell'A.A.S.T. di Pescocostanzo, 196o pag. 37.
 
(2) F.Hirsch: Il ducato di Benevento; rist. Seab di Bologna, 1977, cap. 1
 
(3) F. Sabatini: op, cit. pagg. 44145.
 
(4) Queste vie di accesso, oltre alla ' .... via que dicitur marsicana (Chr. Volturnense del monaco Giovanni, a cura di Federici per l'Istituto storico italiano-Fonti per la storia d'Italia, Roma 1938, vol. 1 doc. 30) citata già nel 778, e quelle di accesso all'Alto Sangro del Fucino e da Scanno, ci sono anche quelle più numerose che provenivano dall'area sorana e voltumense (vedi R. Gelsomino: Sora e la regione sorana nel sistema viario dal I secolo a.C. al Tardoantico in Antichità Paleocristiane e Altomedievali del sorano in atti del convegno di studi:. Sora 112.12.1984 a cura del Centro Studi Sorani 'V.Patriarca', Sora 1985 pagg. 41/75). Queste strade erano già usate ai tempi della safinas Tutas già citata nel cap. I. Circa un eventuale penetrazione dal versante di Scanno (o viceversa), esiste il fatto che solo questi due dialetti presentano delle uguaglianze fonetiche in particolare nella lettura della 'e' con 'ai' (es. sera - saira), in A.Saltarelli: Pescasseroli... Roma 1987 pag, 24. Vedi anche: M.Saltarelli: Il vocalismo in 'Pescasseroli, in La grammatica generativa trasfonnazionale' Firenze 1970.
 
(5)Sono ancora visibili l'abside ed R transetto. Vedi anche E.d'Andrea, op. cit. pagg. 12/19; V.A.Graziani, illustrazioni storiche sull'antico monastero di S.Angelo in Barreggio, Napoli 1863. U.D'Andrea, Memorie storiche di Barrea, Gavignano 1963 pagg. 44158. Inguanez, Docc. cassinesi per S.Angelo di
Barrea in Bullettino Dep. Abruzzese di storia patria, serie III, anni 1929130 pagg. 7/24.
 
(6) I. Giorgi - u. Balzano (a cura di), Il Regesto di Farfa di Gregorio di Catino Roma 1892-1914, pag. 207. U. Balzani (a cura di), Chronicon Farfense di Gregorio di Catino, Roma, 1903, pag. 283, doc. 1045146.
 
(7) Ejarnison: Catalogus Baronum, Roma 1972. Bolle corografiche di Pasquale Il (1115) e di Plemente 111 (1188) rispettivamente in P.A.Corsignani: op. cit. vol. il pag. 581 e A.Di Pietro, op. cit. pag. 311
 
(8) C.Rivera: I Conti marsi e la loro discendenza, Teramo 1914, cap. V, in Bullettino D.A.S.P. Anche N.F.Faraglia: saggio di corografia in Studi storici delle cose abruzzesi, rist. Forni 1977 pag. 165.
 
(9) B.Croce: Storia di Pescasseroli, Bari 1923 pag. 9
 
(10) Chronaca di S. Vincenzo al Voltumo, cit. Per i saccheggi saraceni di Gioia dei Marsi vedi E.Agostinone; Italia turistica Bergamo 1923 pag. 18, mentre per il passaggio degli ungari si ha la notizia che nel 957: «inseguiti dai sulmonesi e marsicani, si rifugiarono presso il M.ro di S.Angelo di Barreggio che fu dato alle fiamme dagli in seguitori per la uccisione dei barbari», in E.D'Andrea op. cit.
 
(11) Circa la 'corte' e il 'sistema curtense' vedi G.Pepe: Il medioevo barbarico d'Italia in P.B.E. - Finaudi, Torino 1966 pag. 236. Attualmente nel paese di Pescasseroli restano ancora i toponimi di 'Prato' e 'Mulino' della Corte. (vedi relativa monografia in appendice finale n. 5).
 
(12) Questi monaci Voltumensi e/o Farfensi non edificarono solo la cella di S.Paolo ma sicuramente tutti gli agglomerati di cui si hanno notizie e che esistevano nell'Alto, Sangro (Campomizzo, Pescocosta, Casali di Opi, Rocca Tremonti .... ) nonchè la piccola chiesetta di S.Maria della Baia (vedi G. Tarquínio: 'Barrea', in guida ai Cinque paesi del Parco Nazionale d'Abruzzo a cura dell'Orsa s.r.l., Castel di Sangro 1987 pag. 93).Inoltre, sulle origini del popolamento delle zone di montagna, vedi anche i seguenti testi che conseguono anche varie informazioni su Pescasseroli ed i Paesi limitrofi
G. Grossi: Topografia antica del territorio del Parco Nazionale d Abruzzo, in «Atti del Primo Convegno di Archeologia nei Comuni del Parco N Nazionale d'Abruzzo a cura dell'Orsa s.r.l. (in corso di pubblicazione). R. Almagià: Sul popolamento di un cantone montano dell'Abruzzo in «Studi geografici in onore di R. Biasutti», Firenze, 1958. Ed. La Nuova Italia pagg. 1-11.
E. Bevilacqua: I centri più elevati dell'Appennio con particolare riguardo a quelli dell'Abruzzo in «Memorie di geografia antropica», Vol. VII, fasc. III Roma, 1952, a cura del C.N.R.
 
Testi tratti da Pescasseroli lineamenti di storia dall'origini all'Unità d'Italia
 
 
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