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La preistoria
Testi a cura del Prof. Gianluca Tarquinio  maggiori info autore
L'alta valle del Sangro rappresenta una delle zone comprese tra le varie catene lungitudinali dell'Appennino Abruzzese, e si colloca precisamente sull'altopiano attraverso il quale la catena centrale dei Velino-Sirente si salda a Sud con la Montagna Grande e poi con i Monti della Meta e delle Mainarde (1). Prima di vedere quali sono le prime testimonianze umane della zona, usiamo le parole di Federico Sacco per vedere qual era il quadro della situazione glaciologica dell'area presa in esame in questo lavoro:
«Durante il Plistocene il Glacialismo, ebbe un enorme sviluppo nell'alta valle del Sangro ... come è indicato da depositi abbastanza tipici, sia diluviali o diluviò glaciali della Prima glaciazione, sia da veri deposti morenici, ad archi e cordoni della Seconda e Terza glaciazione, che però nel complesso appoggerebbero l'idea di una sola grande epoca glaciale con vari periodi o sottoperiodi piuttosto che non di diverse epoche glaciali ben distinte.
  
I depositi morenici passano talora a depositi franoidi od a detriti di falda, tanto che non sempre ne è facile la distinzione, ciò che talvolta dipende anche da vera coministione originaria. Nell'olocene il glacialismo fu molto ridotto, spesso solo a piccole Vedrette o Glacíonevati i cui resti morenici, quando esistono, sono generalmente meschini, irregolari e passanti a deposìti franoidi. Le erosioní e le incisioni nella regione in esame ... durante il Plistocene ed anche durante l'olocene furono enormi, spesso di centinaia di metri specialmente, come' è naturale, lungo i corsi acquei e se in terreni marnosi esse, di, oltre a cambiare talora notevolmente il paesaggo diedero origine a vane interessanti captazioni idrografiche» (1a) . In alcune zone del monte Marsicano, sono state rinvenute tracce della presenza umana risalente fino al Paleolitico Inferiore-Medio (650.000-35.000 a.C.); Esse si trovano al Coppo dei Ginepro, allo Stazzo della Corte e sul monte Genzana, (2). I manufatti rinvenuti sono costituiti, per la maggior parte, da punte, raschiatoi e grattatoi; in particolare, quelli trovati sul n'onte Genzana, attesterebbero una presenza umana molto Più lunga.
  
Al paleolitico Superiore (35.000 a.C. 8.000 a.C.) appartengono, invece, i manufatti rinvenuti alla serra di Capramorta ed a Toppe Vurgo sul monte Marsicano, (3). I frammenti rinvenuti allo Stazzo di Capramorta assommano a 23 pezzi di cuì due soltanto possono considerarsi strumenti di lavoro.
Tutte le zone finora citate sono poste ad altitudini molto alte e gli studiosi giustificano questo fatto con le seguenti motivazioni. Essendo a quei tempi il clima più mite e dato che in quei siti esistevano sorgenti d'acqua perenni, oltre che a molta cacciaggione, queste tribù potevano fare stabile dimora limitata ai tempi estivi; inoltre in quelle zone era facile trovare anche il materiale per la costruzione di utensili, (4). Non si sa ancora fino a quando continuassero a vivere le genti del Paleolitico Medio, si sa soltanto che ad un certo momento, che si vuoi far coincidere con il cataglaciale Wum 3 (18.000 anni fa), la nostra regione fu densamente abitata da genti prmitive (5).
La documentazione emersa dagli scavi in varie grotte che circondavano il lago del Fucino è risultata molto utile alla ricostruzione della storia delle genti che vissero in Abruzzo nel Paleolitico Superiore fino alle soglie del Neolitico.
  
Da reperti lavorati dall'Homo del Paleolitico Superiore, si notano alcuni tipi di strumenti, quali schegge ritoccate, raschiatoi peduncolati, strumenti a becco.
Pertanto questa industria ha caratterizzato una nuovafacies del Paleolitico Superiore italiano denominata Bertoniana, (6). Questi uomini cacciavano cinghiali, cervi, buoi, camosci, stambecchi e marmotte, i cui resti ossei, sono stati ritrovati nelle caverne. Durante la buona stagione le grotte usate nelle vicinanze del lago del Fucino venivano abbandonate, ed i cacciatori, con le loro famiglie, risalivano le montagne. Le grotte vicino al territorio di caccia, oltre che come magazzini, venivano usate anche come luoghi di sosta; esempi tipici sono la grotta di Ciccio Felice, vicino Avezzano, e quella di Graziani, vicino Villetta Barrea, (7). Con l'inizio della cattiva stagione, i Bertoniani tornavano lungo le sponde del Lago del Fucino, dove oggi si distinguono chiaramente quelle abitate continuativamente da quelle abitate occasionalmente.
  
I Bertoniani, dunque, trovarono in Abruzzo condizioni di vita favorevoli a loro e per cui non sentirono la necessità di abbandonare questo territorio e condussero, cosi, una vita nomade-stagionale, (8). Al periodo del Neolitico (6.000-4.000 a.C.), appartengono i manufatti ritrovati ancora sulla Genzana (M.te Rognone, Olivo dei Pelosello), (9). Risalenti ad una tarda età del Bronzo, se non a quella del Ferro, sono i manufatti rinvenuti sulla Camosciara e risalenti al 3.000 a.C. Questi manufatti sono costituiti da ceramiche, che non solo dimostrano la presenza del pastore del Bronzo, ma indicano pure che l'Alta valle del Sangro fu una importante via di comunicazione tra le genti che da Oriente si spostavano verso il lago del Fucino e viceversa.
La maggior parte dei reperti della Camosciara, che aumentano a 363 pezzi, sono stati raccolti in due zone, di cui la più grande è situata lungo la mulattiera che conduce dal piazzale della Camosciara al rifugio di Belvedere della Liscia, sopra un breve pianoro a 1340 metri d'altitudine, (10).
  
In una grotta situata al 'Balzo della Croce', nella zona che i pescasserolesi chiamano 'Foresta,, potrebbe identificarsi una stazione Preistorica dal momento che vi furono ritrovate antichissime corna di cervo (ora presso il museo del Parco Nazionale d'Abruzzo), ma mancano completamente studi in tal senso. Un'importante stazione preistorica invece, come già detto sopra, è rappresentata dalla Grotta Grazíani. Essa si trova nel Comune di Villetta Barrea, e precisamente sul Colle di S.Maria, a circa 80 metri dal livello del fiume Sangro. 'Nei primi scavi fatti dal Graziani, un appassionato del luogo, nel 1870, furono rinvenute delle ceramiche. Nel 1945 il Radmilli esplorò tutta la grotta dove trovò sei strati, due dei quali costituiti da focolai.
In questi due si rinvennero reperti di industria litica e resti di animali.
Gli oggetti ritrovati, risalenti al Paleolitico Superiore abruzzese, appartengono all'industria dei Bertoniani, che si servivano di questa grotta solo stagionalmente, (11).
  
 

Note
(1) V.Cianfarani -G. Cremonesi -A.M. Radmilli: 300.000 annidi vita in Abruzzo, Tivoli 1962 pag. 28. 
 
(1 a) F. Sacco: Il diluvio glaciale nell'alta valle del Sangro, estr. dagli Atti Reale, Acc. delle Scienze di Torino, Voi. 63, 1928.
 
(2) Studi per l'ecologia del Quaternario: articoli vari, anno 19 79, n°1.
 
(3) Idem 
 
(4) Stefania Campetti Ponticelli: Industlia Castelperroniana a più di 2000 metri sui crinali appennínici (M. te Genzana, Abruzzo), in Studi per l'ecologia del Qualernario, anno 1979, n. 1 
   
(5) V.Cianfarani - G.Crernonesi - A.M. Radmilli: op. cit. pag. 31.
 
(6) idem, pag. 33/34
 
(7) Idem pag. 33
 
(8) Idem, pag. 38
 
(9) Dario Lunghini - Luida Timpone: Insediamenti campignani sulle praterie d'altitudine del Genzana (A bruzzo), in Studi per l'ecologia del Quatemario, anno 19 79, n 1 1.
 
(10) D. Lunghini - L. Timpone: Ceramiche protostoriche sui pendii della Camosciara nel Parco Nazionale d A bruzzo, in Studi per l'ecologia del Quatemario, anno 19 79, n. 1
 
(11) V.Cianfarani - G.Crernonesi - A.M.Radmilli: op. cit. pag. 33. Vedi anche Mario Rosati: Guida al ,Parco Nazionale dAbruzo, a cura dell'A.A.S.T. di Pescasseroli, pag. 18.
 
Testi tratti da Pescasseroli lineamenti di storia dall'origini all'Unità d'Italia
 
 
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