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Benedetto Croce

Benedetto Croce
 
Palazzo Sipari dove nacque Benedetto Croce
    
 
B. Croce a Pescasseroli per l'inaugurazione del monumento ai Caduti
Queste note biografiche di Benedetto Croce, scritte da Raffaele Franchini, trasmesse dalle stazioni del Secondo Programma della RAI, vengono ora raccolte in un volumetto, essenzialmente per due ragioni: per venire incontro al desiderio manifestato da moltissimi ascoltatori di leggere e tenere con sé il testo di una trasmissione seguita con particolare interesse; e per offrire al futuro biografo o storico del pensiero del Croce un documento che per vari rispetti potrà essergli utile.
  
Tutti sanno che il Croce non sentì, se non a tratti, e per circostanze particolari, il bisogno di scrivere le sue “Memorie”: accenni autobiografici si trovano qua e là nei suoi innumeri scritti, ma solo, come del resto è comprensibile, in quanto servano a meglio illuminare determinate dottrine o prese di posizione. Un solo piccolo ed aureo libro egli mise in circolazione nel lontano 1915 “compiva allora i cinquant'anni” col deliberato proposito di parlarci della sua vita, il Contributo alla critica di me stesso, a cui poi aggiunse un'appendice alla fine dell'ultima guerra. Ma, come appare dal titolo, anche in quest'opera autobiografica Croce indulse assai poco al gusto biografico come lo si intende comunemente, spaziando invece nei campi sterminati della sua formazione spirituale e riferendosi ai casi della sua lunga e operosa vita solo di scorcio e con apparente riserbo. “La mia vita è tutta nelle mie opere” egli non si è stancato di ripetere, limitandosi a darci rapidi resoconti della sua attività pratica per i brevi periodi in cui fu Ministro, nel 1920 e nel 1944.
  
Comunque noi, che nella stesura di queste note abbiamo cercato di non discostarci troppo dai criteri suaccennati, siamo lungi dal contestare l'utilità e l'interesse che per gli studi avrebbe una vera e propria biografia del Croce: ma teniamo a ricordare qui che essa non potrà essere scritta finché non sarà stato raccolto e pubblicato, o almeno reso accessibile, l'immenso epistolario del filosofo, il che, per tante ragioni, avverrà solo tra molto tempo; e finché rimarranno inediti i “Taccuini di lavoro“, che abbracciano oltre un cinquantennio della vita di lui.
  
Si tratterà, perciò, di un lavoro titanico, che richiederà grande pazienza, vastissima cultura e soprattutto, se vorrà essere opera degna dell'argomento, alta ispirazione morale. Tuttavia il futuro storico della vita e del pensiero di Benedetto Croce non potrà, tutto sommato, discostarsi troppo dalla linea di sviluppo da noi tracciata non già per suggerimento, ma col consenso vivo e meditato del grande Maestro.
  
Napoli, 25 febbraio 1953.
R. F.


Come nacquero queste "note"

L'idea di questa trasmissione nacque dal desiderio espresso dalla RAI di inaugurare la nuova rubrica “Le mie memorie” con una autobiografia del nostro massimo pensatore. Feci io stesso da intermediario tra la RAI e Benedetto Croce, recandomi dal filosofo verso la fine dello scorso settembre, quando ancora egli si trovava nel suo soggiorno estivo di villa Forquet, non lungi dalla reggia napoletana di Capodimonte.
 
Adempii l'incarico per mero scrupolo, ben sapendo che il Croce si sarebbe ancora una volta rifiutato di scrivere qualche cosa, come si dice in linguaggio giornalistico, “su misura”. E così fu. Ma nel riferire alla RAI la prevista, quanto gentile nella forma, risposta negativa del filosofo, aggiunsi per mio conto che forse non sarebbe stato impossibile indurlo a un compromesso: dare cioè a me l'incarico di redigere una sua breve biografia, che avrebbe avuto tuttavia un carattere singolare, giacché avrei forse potuto indurre il Croce a una serie di interviste orientative, che certo mi avrebbero fornito spunti e materiale inedito.
  
La RAI subito approvò la mia idea e mi incaricò di una seconda missione, per così dire, diplomatica. E il Maestro, malgrado fossero in lui già visibili i segni della stanchezza fisica, accettò senza altro la proposta, limitandosi a rimandarne l'attuazione ai primi di ottobre, quando cioè sarebbe tornato nella casa napoletana di via Trinità Maggiore 12. E colà, nel tempo fissato, i colloqui cominciarono, con quella puntualità scrupolosa che il Croce soleva mettere in tutte le sue cose, grandi o piccole che fossero. Sottintendendo ciò che mi era già noto, cercavo di indurre il Maestro a noiose precisazioni di particolari: strade dove aveva abitato, persone che aveva conosciuto, circostanze accessorie di fatti oramai storici, aneddoti inediti che meglio riuscissero a illuminare situazioni e stati d'animo. 
  
Devo dire che mi sforzai di essere discreto, ma non posso negare che mi è rimasto il sospetto di non esserlo stato abbastanza: e questo, intendiamoci, non perché abbia cercato di rilevare cose irrilevanti, ma perché mi è parso di aver stancato il Maestro con un fuoco di fila di domande della durata complessiva di cinque ore, se in queste si comprendono le risposte di lui, sempre precise e circostanziate. Fatto sta che in quei giorni il Croce sembrava non sentire la stanchezza: si era anzi rimesso completamente da certe piccole noie sofferte durante l'estate in campagna; e la fine del caldo da lui sempre detestato e il ritorno alla biblioteca lo avevano come rianimato. 
  
In più, non posso negare che il lavoro di nuovo genere, costituito dalle interviste quasi quotidiane, gli riuscisse particolarmente gradito, giacché anche quello era un modo di rivivere la sua lunga e ricchissima esistenza, di rivedere nella commossa memoria uomini e cose che gli erano stati cari, di ricordare fatti, polemiche, aneddoti che erano stati le sue passioni di un tempo, dico la sua profonda vita affettiva, da cui è quasi impossibile prescindere per intendere il suo pensiero, oltre che per disegnare la sua immagine di uomo.
  
Inizialmente distinsi la stesura della biografia in tre periodi: il primo fino al 1902, il secondo fino al 1922, il terzo fino al 1952. Ragioni di opportunità radiofonica hanno consigliato invece, per le trasmissioni, una maggiore suddivisione del racconto. Ma le pagine riguardanti ciascuno dei tre lunghi periodi a cui ho accennato (e che ricompaiono in questa edizione) io lessi appena scritte al Croce e devo dire che egli le ascoltò con un'attenzione che, se amassi le frasi fatte, definirei straordinaria. Mi scusino i lettori, ma devo fare loro una piccola confidenza: iniziai la lettura con un invincibile senso di trepidazione, essendomi riuscito di scrivere con un distacco che mi pareva troppo contrastante con la intimità affettuosa dei colloqui da cui la biografia andava nascendo; e mi dava talora un senso di disagio il fatto che l'illustre uomo ascoltasse la mia lettura a occhi socchiusi. Ma poi d'un tratto, a un accenno, a un'inesattezza, a un giudizio egli apriva gli occhi, che d'improvviso s'illuminavano d'ironia o piuttosto di quella cara luce preoccupata di toglier via l'errore o di aggiungere un particolare sfuggito, che mi dava immagine del Croce più vivo e più vero.
  
Questi, che apparivano risvegli, erano solo il concentrarsi improvviso dell'attenzione all'esterno, non meno preoccupante per me dell'inesistente quanto apparente sonnolenza. Dopo la lettura della prima parte, passai a nuovi colloqui, e così, dopo la stesura della seconda parte, alla terza ed ultima. Il consenso fu crescente; e più che inorgoglirmi, mi tranquillizzò. Durante i colloqui volle talora precisare dati di fatto con documenti inediti dell'archivio privato mai consultati da nessuno e perfino con passi del suo diario inedito, raccolto manoscritto in alcuni grossi volumi rilegati e intitolati “Taccuini di lavoro”.
  
Quasi sempre, quando mi recavo da lui per i colloqui, il Croce mi tratteneva a colazione. Iniziata l'intervista nella tarda mattinata, mi allontanavo dal suo studio, donde negli ultimi tempi egli non si moveva quasi mai, per recarmi in sala da pranzo. Appena finita la colazione, senza perdere un minuto, egli mi mandava di nuovo a chiamare e riprendeva spontaneamente il non lieve lavoro. Aveva talmente preso a cuore l'iniziativa da essere non solo ansioso di concretarla, ma deciso ad ascoltare poi le trasmissioni, lui che certo non poteva dirsi un radioamatore. Purtroppo questo non è stato possibile; e la biografia, disgraziatamente, sarà completa anche del supremo particolare che, concludendola, ne consegna alla storia, da noi distaccandola per sempre, la cara persona che l'aveva ispirata.
 
(Testi tratti dal sito www.filosofia.unina.it
- Dipartimento di Filosofia "A. Aliotta" )
 
 

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