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Il costume delle donne
Testi a cura di Gianluca Tarquinio  maggiori info autore
Ogni paese ha delle storie da raccontare le quali, con il passar del tempo, vengono modificate dalla fantasia popolare che le trasfigura e le arricchisce di nuovi particolari piu o meno esatti. Pescasseroli non b dissimile dagli altri e pertanto anch'esso ha delle storie e delle leggende che prendono spunto da fatti realmente accaduti (o frutti della fantasia). Testimoniano anche un'evoluzione culturale della sua gente. Possiamo trovare racconti dai tempi piu svariati come, ad esempio, quelli relativi al nome del paese; ai Cambrott (1), ai miracoli realizzati dalle due Madonne Nere venerate nel paese; alle storie di animali; alla pastorizia ed altre ancora. 
  
Da questo bagaglio di storie popolari una pagina interessante ci viene offerta dal costume tradizionale di Pescasseroli e particolarmente da quello femminile. Quello antico, reso vivace da alcuni colori, scomparve totalmente agli inizi della Prima Guerra Mondiale per far posto ad un costume tutto nero ed austero che ancora oggi e possibile vedere indossato da qualche anziana del paese. La prima documentazione scritta dell'antico costume ci viene fornita da Emidio Agostinone nel 1912 ed a lui ripresero tutti coloro che si sono occupati dell'argomento (2) . 
  
Il giornalista, dopo essere passato per il paese, cosi scriveva: "... nel 1846' tre donne di Pescasseroli partirono per Ischia dove dovevano fare una cura termale. Giunte a Napoli furono fatte segno, per il  costume che portavano, ad una curiosità cosi indiscreta che in tutta fretta si recarono a Procida dove cambiarono i loro vivaci costumi con quelli severi delle donne dell'isola. Al ritorno a Pescasseroli i nuovi abiti piacquero tanto che furono da tutte le donne indossati...". Questo racconto, che analizzeremo di seguito e che risulterà errato i senza dubbio da ritenersi molto curioso perche vede abbandonare un vestito colorato per uno completamente nero e serio. 
  
Prima di procedere all'analisi citata ci sembra opportuno dare una descrizione dettagliata del primo costume servendoci del materiale ricavato da alcune interviste (3). Innanzitutto c'è da dire che i suoi colori, definiti sfarzosi, in realtà non lo erano affatto in quanto le gradazioni di colore andavano dal rosso mattone al nero passando per il verde e per il blu (quindi tutti colori quasi scuri). La gonna, lunga fino alle caviglie e con diverse plissettature, poteva essere di colore verde, marrone o nera e sopra vi era un grembiule bianco ricamato. Il corpetto, molto stretto, era nero e in alcuni casi riprendeva il colore della gonna. Le maniche, considerate un'appendice, vi erano Appndat, cioè legate, con dei piccoli fiocchi e sopra questi altri piu grandi di seta colorata aventi il semplice scopo ornamentale. 

Tra gli spazi creatisi tra un fiocco e l'altro si potevano scorgere gli "sbuffi" della bianchissima camicia portata sotto il corpetto. Ancora per scopo ornamentale, un fazzoletto tutto ricamato e dalla forma triangolare, veniva posto sul collo ed infilato nel corpetto. I lunghi capelli delle donne erano raccolti sulla testa e nascosti da un fazzoletto Imposimat (inamidato), che variava di colore. generalmente era bianco, ma poteva essere nero nel caso di lutto familiare; bianco e nero quando si era in lutto per un parente molto lontano e per rispetto dei vicini che avevano subito la perdita di un loro caro.
Una differenza di ceto la si poteva vedere nelle calzature. Le Pianelle, cioè delle scarpe bassissime e nere, venivano calzate dalle Padroncelle (donne con una posizione socio-economica più agiata); gli Patet, cioè degli zoccoli dove la parte che reggeva il piede, di colore nero, veniva chiamata Svatta, erano calzati dalle donne con una condizione socio-economica più umile rispetto alle precedenti. Il costume tradizionale attuale, invece, molto semplice e molto più pratico, è costituito da una gonna nera con larghe plissettature sormontata da un grembiule anch'esso nero; il corpetto fa pezzo unico con la gonna stessa ed è di velluto nero. 
  
Gli Patet sono ancora calzati, mentre l'Pianelle sono scomparse non per un livellamento socio-economico, ma sicuramente per una questione di praticità soprattutto durante le piogge e le abbondanti nevicate in cui serviva una scarpa abbastanza alta per evitare di bagnarsi. Alla luce di quanto detto finora, appare chiaro che il primo ' costume, sicuramente più articolato, non aveva affatto la semplice monotonia del secondo e, pertanto, la domanda che ne scaturisce è quella del perche di tale cambiamento. Dalle interviste effettuate, e quindi dalla diretta fonte di informazione, purtroppo, non ci viene dato di saperlo. Anche la ricerca bibliografica non ha dato nessun risultato utile dal momento che, come gia detto, tutti riportavano le parole dell'Agostinone il quale, tra l'altro, non cita la sua fonte orale o bibliografica che sia stata. 
  
Tra coloro che si sono occupati anche del costume di Pescasseroli, solo due danno una propria spiegazione; iniziamo dall'Agostinone stesso il quale,oltre al fatto di localizzare a Procida il cambiamento, dice anche che: "... il nuovo costume in men che non si dica con l'aiuto delle predichc dei preti del luogo, furono disprezzati i gioiosi colori e il petto generoso, e tutto fu chiuso nel tetro di un nero opaco...". Il De Matteo (4) dice: "... le donne cominciarono ad usare il costume nero... perchè era piu economico e piu comodo ed anche perche piu adatto a quella naturale tristezza che accompagnava la solitudine in cui erano lasciate per buona parte dell'anno...". 
  
Entrambe le affermazioni, comunque, sia di natura "religiosa" che di ordine morale psicologico sono da prendere con le dovute cautele anche se dettate da un fondo di verità. Sappiamo bene quale influenza hanno avuto i preti sulle scelte delle popolazioni di ogni città o paese in particolare in quelli piu lontani dai grandi centri ed isolati in gran parte dell'anno come Pescasseroli; oppure la tristezza che le donne pescasserolesi avevano a causa della mancanza dei loro uomini e ragazzi in Puglia e nel Lazio ma addebitare a queste cause la scomparsa di un costume che poteva rallegrare la vita giornaliera"che non era cosi sfarzoso da giudicare un intervento religioso anche da parte dei preti maggiormente bigotti e che non dava affatto la possibilità di mettere in mostra un petto generoso in quanto la scollatura era ridotta, ci sembra poco opportuno. 
  
Certo, trovare una giustificazione quando ormai la generazione piu direttamente coinvolta e scomparsa e quando altri studiosi, per svariati motivi, hanno tralasciato un'indagine sull'argomento, diventa molto difficile. Passiamo ora ad analizzare la storia del costume citata dall'Agostinone sia perche è servita da modello a studiosi successivi, sia perche e costantemente riportata in ogni opuscolo informativo di Pescasseroli, ma soprattutto perche, a nostro avviso, presenta moltissimi errori. Innanzitutto non vediamo come il costume indossato dalle tre contadine locali abbiano potuto sollevare curiosità a Napoli o ad Ischia dove sicuramente il costume di quest'ultimi aveva tonalità molto piu vivaci di quelle pescasserolesi. Esatto è invece la presenza di terme ad Ischia (5). 
  
L'autore in questione continua: ... si recarono in tutta fretta a Procida dove cambiarono i loro vivaci costumi con quelli severi delle donne dell'isola...". Pensare che le donne di un'isola, con una cultura, storia e tradizione marinaresca, dove le abitazioni hanno colori chiari per respingere i raggi solari, dove b perenne un clima mite, indossassero abiti pesanti e tutti neri e semplicemente assurdo! (6) Ad onor di cronaca bisogna dire che esiste un'altra teoria locale, ma circoscritta a pochissime persone, che vede il viaggio delle tre contadine pescasserolesi a Procida o ad Ischia, finalizzato a tingere o conciare la lana. Questa teoria ci sembra ancora piu assurda. Quanta lana avrebbero potuto portare tre donne per giustificare un cosi lungo e disagiato viaggio nel 1846? Inoltre, sia a Procida che ad Ischia non c'erano tintorie o concerie e le piu famose del momento si trovavano nientemeno che a Scanno: un paese vicinissimo a Pescasseroli e le cui popolazioni si sono sempre frequentate lungo abituali sentieri sia per motivi storici che di commercio (7).
 
E' proprio su Scanno che si e concentrata la nostra attenzione e su un libro di Giorgio Morelli abbiamo trovato moltissime utili informazioni (8). L'autore, analizzando l'antico costume scannese ritenuto prova di una presunta origine orientale del paese da moltissimi studiosi, osserva: "... resta pertanto chiaro che il nostro costume non ha nulla a che vedere con qualsiasi moda orientale e le trasformazioni fin qui notate sorsero in seno alla comunità stessa senza che elementi estranei influissero in alcun modo...". Anche per il cambiamento avvenuto nel costume femminile pescasserolese potremo suggerire una simile soluzione a cui aggiungeremo anche quello della praticità e del basso costo necessario alla sua realizzazione. L'adozione sarebbe stata dettata anche dalla povertà determinata dalle due Guerre Mondiali in cui le poche risorse dovevano servire alle necessita più urgenti e non alla ricerca di stoffe e merletti, oltre che tempo, necessarie alla realizzazione di complicati vestiti. 
  
La ricostruzione seguente ed il boom turistico avrebbero completato il quadro (9). Una sorprendente analogia  l'abbiamo tra il costume nero di Pescasseroli e quello di Scanno, ma possiamo ritrovarla anche negli altri paesi limitrofi a Pescasseroli il che fa cadere totalmente una origine procidana altrimenti oltre alle contadine pescasserolesi, nel racconto dell'Agostinone dovevano trovar posto anche quelle di Scanno, Opi, Villetta Barrea, Civitella Alfedena, Barrea, Gioia dei Marsi e altre ancora delle nostre montagne come facilmente ricavabile dai libri che trattano della storia di questi paesi. 
   

Note
1 Sono gli abitanti del paese di Campoli Appennino (Fr) che da sempre ha avuto contatti con Pescasseroli. Cfr. M. Milani, Antico commercio tra Campoli Appennino e Pescasseroli, 1990 edito con il patrocinio del Comune di Campoli Appennino.
 
2 - E. Agostinone, Altipiani d'Abruzzo, Bergamo, Arti Grafiche, 1912. 
 
3 - Le interviste furono effettuate dai componenti del G.RI.T.PO. (Gruppo di Ricerca delle Tradizioni Popolari) di Pescasseroli tra il 1986 e il 1987. Oggi sono conservate nell'archivio dello scrivente.
 
4 G. De Matteo, Per la Marsica e Pescasseroli, Abate Grafiche, Roma s.d. (me 1983).
 
5 - Cfr. la Guida Turistica di Ischia e di Procida a cura della locale Azienda di Soggiomo e Turismo. 
 
6 F. Ferrajoli, Procida, guida, Ed. Delfino s.d., Napoli, pp. 153-154: "Il costume consta del cappottino o zimarra di seta rossa o verde ornata da un meraviglioso ricamo d'oro, il quale, partendo dalle maniche, si ricongiunge riccamente dietro le spalle e, da queste, scende artisticamente sul petto, ornando i due lembi della zimarra; al di sotto della quale spicca una sottana di damasco di colore giallo avorio, e sopra quest'ultima, un fantasioso grembiule orlato anch'esso d'oro, completa il vestito...". 
 
7 - Alcune donne di Pescasseroli, come ancor oggi si ricorda, si recavano presso Isola Liri (Fr) per tingere la lana da cui poi ricavavano i tessuti per confezionare i loro abiti.
 
8 - G. Morelli, Il costume di Scanno, notizie storiche, Ed. "Attraverso 1'Abruzzo", Pescara, 1960. 
 
9 - Secondo noi 1'adozione del vestito nero non 5 altro che 1'usanza da parte delle donne di indossare un abito nero, vedovile, alla morte del lom congiunto come è provato da un documento esistentc nel Fondo D, busta 277, conservato nell'Archivio della Diocesi di Avezzano e risalente al 1784 che recita: "... la vedova Donata Di Pizzo... umilmente espone (al Vescovo) come corrono sette anni che seguita a vestire il manto vedovile per la morte di... suo marito".
 
 
Testo tratto dal periodico Radar-Abruzzo
 
 

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